Data di scadenza – Gli umani sono scaduti

Futuro

Data di scadenza – Gli umani sono scaduti

Al momento presente, è stata realizzata solo una minuscola frazione di queste nuove opportunità. Ma nel 2013 viviamo già un mondo in cui la cultura sta liberandosi dai ceppi della biologia. La nostra capacità di programmare non soltanto il mondo che circonda ma, soprattutto, il mondo dentro i nostri corpi e le nostre menti, sta sviluppandosi a velocità vertiginosa. Un numero sempre maggiore di attività vengono estromesse degli ambiti tradizionali. Gli avvocati dovranno riconsiderare le questioni della privacy e dell’identità; i governi si troveranno ad affrontare i problemi della sanità e dell’egualitarismo; le associazioni sportive e le istituzioni scolastiche dovranno ridefinire il fair play e i giudizi; i fondi pensione e i mercati del lavoro dovranno riaggiustarsi a un mondo in cui i sessantenni sono attivi come i trentenni di una volta. Dovranno tutti affrontare gli enigmi della bioingegneria, dei cyborg, e della vita inorganica.

La mappatura del primo genoma umano richiese quindici anni di tempo e tre miliardi di dollari. Oggi si può fare la mappa del DNA di una persona nel giro di poche settimane e al costo di poche centinaia di dollari134. L’era della medicina personalizzata – la medicina che adatta le cure al DNA – è già cominciata. Il medico di famiglia presto potrà dirvi se avete un alto rischio di tumore al fegato e se non è il caso di preoccuparsi per un infarto. Sarà in grado di stabilire che una data medicina che aiuta il 92 per cento delle persone a voi non serve, e che al suo posto dovreste prenderne un’altra, che magari è fatale ad altre persone ma è giusta per voi. Davanti a noi si apre la strada che porta a una medicina quasi perfetta.

Tuttavia, con i progressi nelle nostre conoscenze in ambito medico, arriveranno nuovi rebus di natura etica. Filosofi ed esperti di questioni legali stanno dibattendo lo spinoso tema della privacy quando si associa alla conoscenza del DNA. Una compagnia di assicurazioni avrebbe forse titolo di chiedere la mappa del vostro DNA e di alzare il premio una volta scoperta una tendenza genetica al comportamento sconsiderato? Ci potrà venire chiesto di inviare al potenziale datore di lavoro il nostro DNA invece del curriculum vitae? Un DNA considerato migliore potrebbe favorire un candidato invece di un altro? E in tal un caso potremmo ricorrere in giudizio per “discriminazione genetica”? Una compagnia che sviluppi una nuova creatura o un nuovo organo potrebbe registrare un brevetto sulla sua sequenza del DNA? È ovvio che uno possa essere proprietario di una particolare gallina, ma può avere titolo per possedere un’intera specie?

Simili dilemmi vengono sminuiti dai principi etici, sociali e politici sottesi al Progetto Gilgamesh e dalle nostre potenziali e nuove capacità di creare superuomini. La Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, i sistemi sanitari statali, i programmi nazionali di assicurazione sulle malattie e le costituzioni delle nazioni di tutto il mondo riconoscono che una società umanistica dovrebbe dare a tutti i suoi membri giusti trattamenti medici e mantenerli per quanto possibile in salute. Questo andava bene fin tanto che la medicina riguardava principalmente la prevenzione delle malattie e il trattamento dei malati. Cosa potrebbe succedere una volta che la medicina cominciasse a occuparsi dell’incentivazione delle capacità umane? Tutti gli umani avrebbero titolo all’accrescimento di tali capacità, o ci sarebbe forse una nuova élite superumana?

La nostra tarda era moderna si sente orgogliosa per il fatto di aver riconosciuto, per la prima volta nella storia, la fondamentale eguaglianza di tutti gli umani, ma potrebbe essere indotta a creare la più ingiusta di tutte le società. Durante il corso della storia le classi superiori hanno sempre affermato di essere più in gamba, più forti e in generale migliori delle classe inferiori. Di solito era un’illusione. Un bambino nato in una povera famiglia contadina aveva le stesse probabilità di essere intelligente quanto il principe della corona. Con le nuove possibilità aperte dalla medicina, le pretese delle classi superiori potrebbero presto diventare una realtà oggettiva.

Non è fantascienza. Tanti racconti di fantascienza descrivono un mondo in cui Sapiens identici a noi godono di una tecnologia superiore che produce navi spaziali che viaggiano alla velocità della luce o armi laser. I dilemmi etici e politici al centro di tali storie vengono tratti dal mondo in cui viviamo noi, e ricreano le nostre tensioni emozionali e sociali sullo sfondo di un ipotetico futuro. Ma il vero potenziale delle tecnologie future può cambiare lo stesso Homo sapiens, emozioni e desideri compresi, e non solo i nostri velivoli e armi. Cos’è una nave spaziale in confronto a un cyborg eternamente giovane che non si riproduce e non ha una sessualità, che può condividere i pensieri direttamente con altri esseri, le cui capacità di concentrazione e di memoria sono mille volte maggiori delle nostre, e che non è mai né arrabbiato né triste, ma ha emozioni e dei desideri che noi non riusciamo neppure a immaginare?

Di rado la fantascienza descrive un simile futuro, perché una descrizione accurata di esso sarebbe per definizione incomprensibile. Fare un film sulla vita di un super-cyborg sarebbe come rappresentare Amleto per un pubblico di Neanderthal. I futuri signori del mondo saranno probabilmente assai diversi da noi, molto più di quanto lo siamo noi dai Neanderthal. Mentre sia noi sia i Neanderthal siamo per lo meno umani, i nostri eredi potrebbero essere simili a un dio.

I fisici definiscono il Big Bang come una singolarità. È un punto in cui tutte le leggi di natura conosciute non esistevano. Anche il tempo non esisteva. Non ha dunque senso dire che esisteva qualcosa “prima” del Big Bang. È possibile che ci stiamo avvicinando a una nuova singolarità, in cui tutti i concetti che conferiscono significato e importanza al nostro mondo – io, voi, gli uomini, le donne, l’amore, l’odio – diventeranno irrilevanti. Qualsiasi cosa accadrà al di là di quel punto sarà per noi priva di significato.

La profezia di Frankenstein


Nel 1818 Mary Shelley pubblicò Frankenstein, la storia di uno scienziato che crea un essere artificiale che sfugge al controllo e diffonde il panico. Negli ultimi due secoli, questa storia è stata raccontata in un numero sterminato di versioni. Essa è diventata un pilastro centrale della nostra nuova mitologia scientifica. A prima vista, la storia di Frankenstein pare metterci in guardia sul fatto che, se noi cerchiamo di giocare al ruolo di Dio e creiamo la vita, saremo puniti severamente. Ma la storia ha un significato più profondo.

Il mito di Frankenstein confronta l’Homo sapiens con l’eventualità che si stiano avvicinando gli ultimi giorni. A meno che non intervenga una qualche catastrofe nucleare o ecologica, lo sviluppo tecnologico condurrà presto alla sostituzione dell’Homo sapiens da parte di esseri totalmente differenti, in possesso non solo di caratteristiche fisiche diverse, ma anche di diversi mondi cognitivi ed emozionali. È una cosa che i Sapiens, per la maggior parte, trovano estremamente sconcertante. Ci piace pensare che, in futuro, gente simile a noi viaggerà da un pianeta all’altro in veloci navi spaziali. Non vogliamo contemplare la possibilità che in futuro non esisteranno più esseri con emozioni e identità come le nostre, e che il nostro posto sarà preso da forme di vita estranee a noi, con capacità che sviliscono le nostre.

In qualche modo ci sentiamo confortati all’idea che il dottor Frankenstein abbia creato un mostro terribile, che abbiamo dovuto distruggere allo scopo di salvarci. Ci piace raccontare la storia in questo modo, perché sottintende che siamo gli esseri umani migliori e che mai c’è stato e mai ci sarà qualcosa di migliore di noi. Ogni tentativo di perfezionarci fallirà inevitabilmente poiché, anche se il nostro corpo può essere migliorato, lo spirito umano resta intoccabile.

Abbiamo grandi difficoltà ad accettare il fatto che gli scienziati potrebbero programmare gli spiriti quanto i corpi, e che i futuri Frankenstein sarebbero quindi in grado di creare qualcosa di veramente superiore a noi, una creatura che ci guarderebbe con la stessa condiscendenza con cui noi guardiamo i Neanderthal.

Non possiamo essere sicuri che i Frankenstein di oggi vogliano effettivamente realizzare questa profezia. Il futuro è ignoto, e sarebbe sorprendente se le previsioni presentate in queste ultime pagine si concretizzassero in pieno. La storia ci insegna che le cose che sembrano a portata di mani possono non realizzarsi mai a motivo di ostacoli imprevisti, e che in realtà è pronto ad affacciarsi un altro scenario imprevisto. Quando negli anni Quaranta del secolo scorso iniziò l’era nucleare, furono fatte molte previsioni circa il futuro nucleare dell’anno 2000. Quando lo Sputnik e l’Apollo 11 infiammarono l’immaginazione del mondo, tutti cominciarono a predire che per la fine del secolo gli uomini sarebbero vissuti in colonie spaziali su Marte e Plutone. Ben poche di queste previsioni sono diventate realtà. D’altro canto nessuno aveva previsto Internet.

Così è ancora presto per sottoscrivere un’assicurazione per tutelarvi da eventuali azioni legali intentate da esseri digitali. Le situazioni di fantasia – o gli incubi – che abbiamo ventilato sono semplicemente degli stimolanti per la vostra immaginazione. Ciò che invece dovremmo prendere in considerazione è che la prossima fase storica comprenderà non solo trasformazioni tecnologiche e organizzative, ma anche trasformazioni fondamentali nella coscienza e nell’identità umana. E queste potrebbero essere così radicali da mettere in questione lo stesso termine di “umano”. Quando avverrà? Non lo sa nessuno. Come si è accennato in precedenza, alcuni sostengono che nel 2050 un numero esiguo di umani potranno già essere amortali. Certe previsioni meno radicali parlano invece del prossimo secolo, o addirittura del prossimo millennio. Ma, se si guarda dalla prospettiva dei settantamila anni della storia di Sapiens, cosa sono pochi millenni?

Se è vero sta per calare il sipario sulla storia di Sapiens, noi che apparteniamo a una delle sue generazioni finali dovremmo dedicare un po’ di tempo a rispondere a quest’ultima domanda: cosa vogliamo diventare? Tale domanda, discussa nell’ambito del “potenziamento umano”, ridimensiona i dibattiti che attualmente preoccupano i politici, i filosofi, gli studiosi e la gente normale. In fin dei conti il dibattito odierno fra le religioni, le ideologie, le nazioni e le classi sociali del nostro tempo è destinato con tutta probabilità a scomparire insieme all’Homo sapiens. Se i nostri successori avranno un livello diverso di coscienza (o, magari, avranno qualcosa al di là della coscienza, per noi inconcepibile), appare dubbio che il cristianesimo o l’Islam rivestano qualche interesse per loro, o che la loro organizzazione sociale possa essere comunista o capitalista, o che i loro generi possano essere maschile e femminile.

E tuttavia i grandi dibattiti della storia sono importanti perché almeno la prima generazione di questi superumani sarebbe modellata dalle concezioni culturali dei loro progettisti umani. Verrebbero creati con connotati capitalisti, islamici o femministi? La risposta a questa domanda potrebbe farli dirottare verso direzioni totalmente diverse.

La gente, di solito, preferisce non pensarci. Anche nel campo della bioetica si tende a porre un altro tipo di domanda: “Cosa è proibito fare?” È accettabile compiere esperimenti genetici su esseri umani viventi? O su feti abortiti? O sulle cellule staminali? È etico clonare le pecore? E gli scimpanzé? E gli umani, allora? Sono tutte domande importanti, ma è ingenuo immaginare di poter dare un colpo di freno e fermare i progetti scientifici che stanno potenziando l’Homo sapiens facendolo diventare un essere differente. Infatti questi progetti sono inestricabilmente intrecciati con la ricerca dell’immortalità – il Progetto Gilgamesh. Si chieda agli scienziati perché studiano il genoma, perché cercano di connettere il cervello al computer o perché tentano di creare una mente dentro il computer. Nove volte su dieci vi daranno la stessa risposta standard: lo facciamo per curare le malattie e per salvare le vite umane. Anche se le implicazioni insite nel creare una mente dentro un computer sono assai più impressionanti di quelle che riguardano la cura delle malattie psichiatriche, questa è la normale giustificazione che viene data e che mette a tacere ogni obiezione. Ecco perché il Progetto Gilgamesh è la nave ammiraglia della scienza. Serve a giustificare tutto ciò che la scienza fa. Il dottor Frankenstein sta sulle spalle di Gilgamesh. Poiché non si può fermare Gilgamesh, è impossibile anche fermare il dottor Frankenstein.

La sola cosa che possiamo tentare di fare è di influenzare la direzione che stiamo prendendo. Dato che presto potremmo essere in grado di progettare anche i nostri desideri, forse la vera questione che ci troviamo di fronte non è “Cosa vogliamo diventare?”, ma “Cosa vogliamo volere?”. Coloro che non sono spaventati da questo interrogativo, probabilmente non ci hanno riflettuto abbastanza.